Il portale in pietra lavorata con frontone spezzato
reca sull’architrave la data 1687
La facciata
La facciata del santuario si presenta a capanna, divisa in due parti da una fascia marcapiano e preceduta da un porticato a tre fornici sostenuti da quattro coppie di colonne in pietra. Il portale in pietra lavorata con frontone spezzato reca sull’architrave la data 1687. Esso è affiancato da lesene e da due finestre anch’esse inquadrate da eleganti cornici litiche e sormontate da lunette. Nella parte superiore due finte finestre, dipinte a trompe-l’oeil, ai lati ai aggiungono alla finestra centrale, sormontate da due nicchie rettangolari sovrapposte raffiguranti la Vergine col Bambino con la figura di un ecclesiastico posta di fronte, probabilmente il parroco committente degli affreschi e, al di sopra, una croce con applicate ai lati le immagini in pietra ollare del sole e della luna. La scena dell’Annunciazione, accompagnata dalla data 1735, è dipinta sulla parete esterna del fornice centrale.
La storia documentata
Sulle volte del porticato, al centro entro un medaglione quadrilobato è dipinta l’Incoronazione di Maria, mentre ai lati si vedono, a sinistra, san Grato (figura in gran parte perduta ma si riconosce il pozzo dove il santo secondo la leggenda avrebbe ritrovato la testa di san Giovanni Battista) e, a destra, san Giovanni evangelista. Due lapidi in ricordo dei sacrestani del santuario Dominique Pernet (1858-1943) e Ambroise Joly (1887-1959), sono applicate in facciata ai lati del portale d’ingresso.
Quest’ultimo è chiuso da una doppia porta, quella interna in legno con specchiature intagliate e quella più esterna in legno dipinto rinforzata da listelli in ferro, recante due fori di proiettili sparati da alcuni soldati napoleonici che nel 1800, per eludere il forte di Bard, passarono da Machaby.
L’interno
L’aula del santuario è divisa in tre navate da colonne in pietra ed è separata dal presbiterio mediante una balaustra in pietra, su cui appoggia un inconsueto pulpito in pietra lavorata. Le navate sono coperte da volte a crociera, interamente ornate da pitture eseguite nel 1857 dai fratelli Alessandro, e Antonio Artari di Verrès, forse ancora aiutati dal padre Luigi. Una fitta decorazione a girali e motivi vegetali su fondo azzurro, che paiono imitare i decori in stucco, è completata da una serie di medaglioni posti lungo la navata centrale con le figure di Santa Cecilia e un angelo musicante, dei Dottori della Chiesa, i santi Ambrogio, Agostino, Gregorio, Girolamo, e dei profeti Ezechiele, Isaia, Geremia e Daniele.
Il medaglione più grande raffigura la scena dell’Assunzione della Vergine. Il presbiterio, a pianta rettangolare, è sormontato da un tamburo ottagonale su cui si innesta la cupola, recante al centro la figura allegorica della Fede con mazzi di fiori a finto stucco. Sulle quattro vele sono applicate quattro figure di angeli a rilievo in stucco, mentre sulle pareti del tamburo sono raffigurate scene della vita di Maria: l’Annunciazione, lo Sposalizio, la Visitazione, la Circoncisione e la Purificazione.
Gli altari
L’altare maggiore, realizzato in muratura e marmi policromi, risale verosimilmente all’ampliamento di fine Seicento. Caratterizzato da imponenti colonne presenta nella nicchia centrale una statua della Vergine acquistata nel 1983. Le fonti tramandano che originariamente era dotato di una grande tela raffigurante la Vergine. Il tabernacolo in legno intagliato e dorato è opera dello scultore biellese Gaspare Serra, eseguita nel 1714. L’altare laterale di destra in legno policromo, databile alla prima metà del XVIII secolo, recava un tempo le statue della Madonna della Medaglia Miracolosa, di sant’Anna e di san Giuseppe. Gravemente depauperato da furti perpetrati negli anni Settanta del secolo scorso.
Dal 2020 su questo altare è stata collocata una copia della statua venerata al santuario. L’altare laterale di sinistra, in legno dipinto a finto marmo, venne realizzato nel 1831 in sostituzione di una struttura precedente realizzata nel terzo quarto del Settecento. Esso era dotato di tre statue, purtroppo rubate, raffiguranti la Vergine di ogni potere, san Germano e san Michele. In controfacciata è posta un’ampia cantoria ricostruita alla fine del XIX° secolo, sulla quale trova posto l’organo del 1887, oggi non più utilizzato e sostituito dall’harmonium del 1940.
La statua
della vergine venerata
La statua della Madonna col Bambino risale alla metà del XVII secolo ed è attribuita ad uno scultore di ambito valsesiano. In origine era posta sull’altare maggiore e ora, per ragioni conservative, è custodita presso la chiesa parrocchiale di Arnad.
Al santuario è stata collocata una copia posta sull’altare laterale destro, ben visibile dalla finestra anche quando il santuario è chiuso. La statua originale venne incoronata solennemente dal Vescovo di Aosta Mons. Imberti il 4 agosto 1940.